Il 4 agosto 2026 è stata pubblicata l’interrogazione parlamentare n. 4-03282, rivolta al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
L’atto porta all’attenzione del Governo la grave crisi che sta attraversando il comparto corilicolo nazionale, con particolare riferimento alle forti riduzioni produttive registrate nelle ultime campagne e alle difficoltà che interessano i principali territori italiani vocati alla coltivazione del nocciolo.
Nel testo vengono richiamati gli effetti determinati dall’andamento climatico, tra cui inverni miti, gelate tardive, precipitazioni primaverili intense, siccità e temperature estive elevate. Tali condizioni avrebbero aggravato le criticità strutturali di numerosi noccioleti tradizionali, favorendo fenomeni di stress idrico, cascola dei frutti e riduzione delle produzioni.
Particolare attenzione è riservata alla situazione del Viterbese, dove vengono segnalate perdite molto elevate e crescenti difficoltà economiche per le aziende agricole.
Tra le richieste rivolte al Ministero figurano il riconoscimento dello stato di crisi del comparto, l’attivazione di un piano straordinario nazionale, il sostegno al rinnovamento degli impianti, la realizzazione di infrastrutture irrigue e bacini di accumulo, il rafforzamento della ricerca e della difesa fitosanitaria e l’avvio di un tavolo permanente di confronto con le Organizzazioni di Produttori.
Di seguito pubblichiamo il testo integrale dell’interrogazione.
Bilotti – ” Al Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Premesso che: la filiera corilicola nazionale rappresenta un’eccellenza della produzione agricola italiana, posizionando il nostro Paese al secondo posto nel mondo per volume produttivo e costituendo un ingrediente fondamentale per numerose produzioni dell’industria dolciaria nazionale;
tuttavia, il settore sta attraversando una crisi senza precedenti, determinata da un mix di fattori climatici e strutturali: la campagna 2025 ha fatto registrare riduzioni della produzione stimate tra il 50 per cento a livello nazionale e punte di calo fino al 70-80 per cento in comprensori storicamente vocati come Piemonte, Lazio e Campania, con situazioni di perdita del 90 per cento segnalate nel Viterbese, tanto da configurare un danno di gravità esistenziale;
la causa principale della caduta produttiva appare riconducibile all’impatto del cambiamento climatico, in particolare inverni troppo miti, gelate tardive, piogge violente in primavera, siccità e caldo eccessivo a giugno, che ha amplificato le criticità strutturali proprie dei noccioleti tradizionali, tra cui l’architettura della chioma non ottimale, tecniche agronomiche datate e la mancanza di impianti irrigui;
la situazione è estremamente preoccupante, come riferito direttamente anche dai coltivatori: intere fasce collinari, nelle quali si effettua la coltivazione delle nocciole, rischiano l’abbandono a causa dello stress idrico subito dalle piante dovuto all’eccessivo caldo; le piante, per non rischiare di morire, rilasciano i frutti con fenomeni diffusi di cascola. Si stima, inoltre, che entro 10 anni numerose aree collinari possano andare incontro a processi di desertificazione; i coltivatori sottolineano come un tempo si registrassero 30 o 40 giorni di siccità seguiti da giornate di forte pioggia che fornivano irrigazione di soccorso; oggi questi equilibri appaiono compromessi e occorrono interventi strutturali, ad esempio tramite la canalizzazione di torrenti, la realizzazione di bacini di accumulo per raccogliere le acque piovane da utilizzare a valle e, laddove necessario, il rafforzamento di contratti di fiume e piani di distretto, quali strumenti prioritari di politica di rispetto della risorsa idrica;
Considerato che: i coltivatori hanno rappresentato l’urgenza di un confronto con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per favorire le Organizzazioni di Produttori e hanno segnalato che, nonostante le richieste, non vi sia stato finora riscontro;
si rileva, infine, che il comparto corilicolo necessita di un approccio integrato che veda il coordinamento tra livello nazionale e regionale, come già avvenuto per il distretto della nocciola e per il contratto di fiume, al fine di garantire la sopravvivenza delle aree collinari vocate e scongiurare l’abbandono delle coltivazioni;
Si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della gravissima crisi che sta investendo il settore corilicolo nazionale, con particolare riferimento alle perdite produttive registrate nelle campagne 2024-2025 e 2025-2026, e se intenda dichiarare lo stato di crisi del comparto, riconoscendo la necessità di interventi urgenti e strutturali;
se non ritenga opportuno promuovere un piano straordinario nazionale per il rilancio e lo sviluppo del settore, che preveda, tra l’altro, misure per il rinnovamento degli impianti, l’ammodernamento delle aziende, la realizzazione di sistemi irrigui e bacini di accumulo, la ricerca applicata e la difesa fitosanitaria a basso impatto ambientale;
quali iniziative intenda adottare per favorire l’incontro con le Organizzazioni di Produttori, al fine di definire un tavolo di filiera permanente che affronti le criticità del settore, ivi compresa la questione dei danni subiti dai coltivatori del Viterbese, e per sostenere la realizzazione di infrastrutture idriche quali la canalizzazione di torrenti e la realizzazione di bacini di accumulo, anche facendosi promotore della stipula di contratti di fiume e della programmazione dei piani di distretto;
se intenda, infine, valutare l’opportunità di istituire un marchio di qualità “Nocciola italiana sostenibile” e un fondo per la ricerca sulla coltivazione della nocciola, al fine di incentivare pratiche agricole sostenibili e sostenere la resilienza delle colture ai cambiamenti climatici.
Fonte: Senato della Repubblica – Atto di sindacato ispettivo n. 4-03282, pubblicato nella seduta n. 446 del 4 agosto 2026


